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	<description>Radioterapia e non solo....</description>
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		<title>Le nuove scoperrte per la cura dell&#8217;ictus</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 16:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>radi2473</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ictus]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuove prospettive nella cura e nella prevenzione dell’ictus si stanno aprendo nel mondo della ricerca medica scientifica, spesso in campi fino a ieri insospettabili. Una delle più promettenti riguarda l’ipotermia. Il rallentamento del fabbisogno di ossigeno a livello cerebrale, ottenuto raffreddando il cervello di pazienti con ictus, aiuterebbe, infatti, a prevenire ulteriori danni legati alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove prospettive nella cura e nella prevenzione dell’<a title="ictus" href="http://www.benesserevillage.it/htm/ictus.php" target="_blank">ictus</a> si stanno aprendo nel mondo della ricerca medica scientifica, spesso in campi fino a ieri insospettabili. Una delle più promettenti riguarda <strong>l’ipotermia</strong>. Il rallentamento del fabbisogno di ossigeno a livello cerebrale, ottenuto raffreddando il cervello di pazienti con ictus, aiuterebbe, infatti, a <strong>prevenire ulteriori danni legati alla malattia</strong>, aumentando le possibilità di sopravvivenza e il margine di recupero delle funzionalità.</p>
<p>A mettere quella che al momento <em>è solo un’ipotesi</em>, all’ordine del giorno, è un gruppo di scienziati scozzesi il cui obiettivo è quello di trovare i fondi per avviare un trial europeo – cui prenderebbero parte anche alcuni ospedali italiani – in cui sperimentare su 1.500 pazienti con ictus questa tecnica innovativa, già applicata con successo  in forme simili su pazienti che hanno subito attacchi di cuore e lesioni alla nascita.</p>
<p>Il procedimento proposto prevede di <strong>sottoporre il corpo ad uno stato di ibernazione artificiale</strong>, in cui far sopravvivere il cervello con un minor apporto di sangue così da dare ai medici il tempo necessario per curare i vasi sanguigni ostruiti o riparare quelli lesionati.</p>
<p>Il raffreddamento del corpo verrebbe provocato con diverse modalità che vanno dalla copertina refrigerante, all’iniezione di infusione salina a 4 gradi. Secondo il pool di esperti, grazie alle tecniche di ipotermia terapeutica, <em>sarebbe possibile sia ridurre la disabilità associata all’ictus, migliorandone il recupero, che prevenire ulteriori danni e aumentare la sopravvivenza</em>. In attesa di una validazione scientifica ufficiale, i dati attualmente raccolti sarebbero, in questo senso, fortemente incoraggianti.</p>
<p>Ma le ricerche mediche in questo campo <em>si muovono anche in altre direzioni</em>. Dall’università di Calgary, in Canada, ad esempio, viene una tecnica che, se applicata tempestivamente, permetterebbe di allungare il tempo a disposizione del medico per intervenire, aumentando le possibilità di sopravvivenza del paziente e salvaguardando le sue capacità neurologiche.</p>
<p>A determinare la morte delle cellule cerebrali e la progressiva perdita delle funzioni neurologiche nei casi di ictus è, infatti, proprio l&#8217;ostruzione di un vaso che porta il sangue al cervello. Il metodo prevede, dunque, <strong>l’utilizzo di un catetere</strong> che viene inserito, sotto controllo radiologico, nell’arteria femorale a livello dell’inguine e fatto risalire fino ai vasi della testa dove ha sede l’occlusione.</p>
<p><em>L’obiettivo è quello di sciogliere rapidamente il trombo che si è formato e ripristinare una corretta circolazione del sangue alle aree cerebrali.</em></p>
<p>In questo modo è possibile intervenire in modo efficace per tempi più lunghi anche se l’ostacolo principale nel trattamento dell’ictus, soprattutto in termini di contenimento dei danni, attualmente è <strong>la sottovalutazione dei sintomi</strong> da parte dei soggetti colpiti e di chi sta loro vicino. Non va, infatti, dimenticato che limitare le conseguenze legate ad un attacco di ictus è una corsa contro il tempo e che intervenire tempestivamente aumenta notevolmente il contenimento dei possibili danni e le probabilità di recupero totale.</p>
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		<title>Diabete: rischio e prevenzione</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 13:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>radi2473</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>

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		<description><![CDATA[Vita sedentaria, stress, sovrappeso e obesità sono tra le cause principali che possono portare all’insorgere del diabete di tipo 2 in soggetti a rischio. Per gli individui obesi il rischio di contrarre il diabete è addirittura fino a dieci volte maggiore rispetto a soggetti che non sono sovrappeso; inoltre, è sufficiente un calo di peso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vita sedentaria, stress, sovrappeso e obesità sono tra le cause principali che possono portare all’insorgere del <a title="diabete" href="http://www.benesserevillage.it/htm/diabete-mellito.php" target="_blank">diabete</a> di tipo 2 in soggetti a rischio. Per gli <strong>individui obesi</strong> il rischio di contrarre il diabete è addirittura fino a <strong>dieci volte maggiore</strong> rispetto a soggetti che non sono sovrappeso; inoltre, è sufficiente un calo di peso di pochi chili per ridurre di quasi un terzo il rischio di contrarre il diabete.</p>
<p>Non è necessario quindi che i soggetti a rischio si sottopongano a diete massacranti per rientrare completamente nel loro peso forma, è sufficiente ridurre il peso corporeo fino ad un peso accettabile, compatibilmente con la propria costituzione fisica; tale risultato deve essere conseguito non solo tramite una dieta sana ed equilibrata ma anche con una leggera e costante attività fisica.</p>
<p><strong>Diagnosi e prevenzione</strong><br />
Oggi è possibile prevenire il diabete oltre che diagnosticarlo precocemente; ciò è molto importante poiché permette di evitare le pericolose complicanze legate all’evolversi della malattia. Tuttavia il diabete nelle sue prime fasi è <em>spesso asintomatico</em> tanto che non sono rari i casi di persone che hanno scoperto di soffrirne solo per caso, magari durante un banale check-up medico.</p>
<p>Per questo motivo <strong>l’esame del livello della glicemia</strong> dovrebbe essere effettuato da tutti coloro che hanno più di 40 anni; in particolare i soggetti più a rischio, coloro che hanno casi di diabete in famiglia, che sono in sovrappeso, affetti da ipertensione o le donne colpite da diabete gestazionale durante la gravidanza dovrebbero controllare i livelli glicemici ogni anno.</p>
<p>Anche i soggetti sopra i 40 anni che non presentano fattori di rischio per il diabete dovrebbero sottoporsi ai test sulla glicemia, almeno ogni tre anni.</p>
<p><strong>Prevenire il Diabete con la dieta</strong><br />
È ormai largamente dimostrato che <strong>la dieta e l’esercizio fisico</strong> finalizzati alla riduzione del peso corporeo sono utili a ridurre il rischio diabete addirittura di oltre il 50%. La dieta corretta per evitare l’insorgere del diabete dovrebbe ridurre l’apporto di grassi, in particolare grassi saturi animali come il burro che favoriscono l’aumento di glucosio nel sangue mettendo in difficoltà il pancreas.</p>
<p>Al contrario andrebbe favorita e aumentata l’assunzione di fibre vegetali che tendono a ridurre il picco glicemico successivo alla digestione.</p>
<p>Anche fumo e alcool aumentano notevolmente il rischio di contrarre il diabete alterando le funzioni del pancreas e favorendo i fenomeni di insulino resistenza.</p>
<p><strong>Prevenire il Diabete con l’esercizio fisico</strong><br />
Alla dieta è necessario affiancare lo svolgimento di un adeguato e costante leggero esercizio fisico per almeno mezzora al giorno. L’esercizio fisico aiuta ad abbassare il livello della pressione, corregge il rapporto del colesterolo, diminuisce i trigliceridi e favorisce la redistribuzione dei grassi corporei, insomma fa sempre e comunque bene. Soprattutto ed in particolare nella prevenzione del diabete.</p>
<p>Ciò che l’esercizio fisico da solo non può è far dimagrire; perciò va sempre affiancato ad una dieta equilibrata e bilanciata.</p>
<p>Con il rispetto e l’applicazione dei queste due regole basilari per contrastare l’insorgere del diabete e la conseguente riduzione del peso corporeo di almeno il 5% è possibile ridurre di oltre la metà il rischio di contrarre il diabete mellito di tipo 2.</p>
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		<title>Colesterolo alto artefice di malattie di mortali</title>
		<link>http://www.radioterapiaonline.it/colesterolo-alto-artefice-di-malattie-di-mortali/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 14:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>radi2473</dc:creator>
				<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo alto]]></category>
		<category><![CDATA[patologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il livello alto di colesterolo LDL nel sangue non è assolutamente da sottovalutare. Purtroppo i problemi provocati dal colesterolo possono essere anche gravi. Una concentrazione troppo elevata può infatti causare serie malattie, come per esempio quelle legate al sistema circolatorio. Purtroppo per noi il colesterolo, il più delle volte, non lancia sintomi di avvertimento, sono di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il livello alto di <a title="colesterolo LDL" href="http://www.benesserevillage.it/htm/colesterolo-alto.php">colesterolo LDL</a> nel sangue non è assolutamente da sottovalutare. Purtroppo i problemi provocati dal colesterolo possono essere anche gravi. Una concentrazione troppo elevata può infatti causare serie malattie, come per esempio quelle legate al sistema circolatorio. Purtroppo per noi il colesterolo, il più delle volte, non lancia sintomi di avvertimento, sono di solito gli esami del sangue ad essere usati per determinare i livelli di colesterolo.</p>
<p>I sintomi sono purtroppo solo il risultato finale e riguardano la salute delle nostre coronarie, l’infarto e i disturbi vascolari periferici.  Ma quali possono essere le malattie legate al colesterolo alto?</p>
<p>Un esempio può essere <strong>la aterosclerosi</strong>, una malattia che porta a un ispessimento delle arterie che perdono la loro elasticità e possono così rompersi più facilmente perché sono diventate più fragili. Quando, infatti il colesterolo in eccesso non riesce ad essere smaltito, questo si deposita sulle pareti arteriose che, a lungo andare, vengono ricoperte da fagociti (cellule del nostro corpo) che si trasformano in cellule schiumose e bloccano il passaggio del sangue.</p>
<p>Clinicamente l&#8217;aterosclerosi può essere asintomatica, e può manifestarsi, di solito dai <strong>40-50 anni in su</strong>, con fenomeni ischemici acuti o cronici, che colpiscono principalmente cuore, cervello, arti inferiori ed intestino.</p>
<p>Poi ci sono le malattie coronariche, o anche <strong>detta coronaropatia (CAD)</strong>, che al momento sembra essere la cardiopatia più diffusa in Europa.</p>
<p>La coronaropatia è essenzialmente un’alterazione delle arterie coronarie, cioè dei vasi sanguigni che portano sangue al cuore. Il sintomo più diffuso legato alle malattia coronarie è riconosciuto come il dolore al petto. Altri sintomi possono essere la nausea, il respiro affannato, sudore, giramenti di testa, vertigini, e palpitazioni cardiache.</p>
<p>Un’altra conseguenza del colesterolo alto è sicuramente <strong>l’infarto</strong>. Ma cosa è veramente questa patologia? Per infarto si intende la mancanza totale o parziale di sangue, è cioè un grave deficit di flusso sanguigno. La causa è nella maggior parte dei casi data da un’altra malattia, sempre legata al colesterolo alto, cioè l’aterosclerosi.</p>
<p>Quando infatti l’occlusione delle arterie diventa totale, ecco che si va incontro ad un infarto. Ci sono due tipologie di infarto; <strong>l’infarto miocardico</strong>, dove l&#8217;organo interessato è il cuore e <strong>l’infarto cerebrale</strong> (responsabile dell&#8217;80% dei casi di ictus), che riguarda il cervello. Entrambe queste patologie rappresentano le più frequenti cause di morte nei paesi occidentali.</p>
<p>Ci sono quattro sintomi principali associati all’infarto, che può essere accompagnato da piccoli avvenimenti di preavviso oppure no. Si può accusare intorpidimento o debolezza del volto, del braccio o di una gamba, soprattutto nel lato sinistro del corpo, si ha incapacità nell’esprimersi oppure nel capire cosa sta accadendo intorno, improvvisa assenza della vista o vertigini. Oltre questi ci sono altri sintomi legati all’infarto, come la nausea, il vomito, la febbre, la perdita dei sensi, le convulsioni, e talvolta, quando la situazione è più critica, il coma.</p>
<p>Altra patologia clinica legata al colesterolo alto sono poi <strong>le malattie vascolari periferiche</strong>, che coinvolgono le arterie, le vene e i vasi linfatici degli arti.</p>
<p>Questo è un problema molto serio, perché il sangue scorre più lentamente oppure può cessare di passare completamente. Le manifestazioni cliniche dell&#8217;ostruzione arteriosa dipendono dal vaso coinvolto, dall&#8217;entità dell&#8217;ostruzione, dalla rapidità con cui l&#8217;ostruzione progredisce e dall&#8217;adeguatezza del flusso dei vasi collaterali. Ma i sintomi più comuni possono essere: dolore intenso, torpore, superficie fredda e pallore di un arto.</p>
<p>Per fortuna negli ultimi anni la medicina ha fatto passi da gigante nel campo della ricerca ed oggi siamo in grado di prevenire queste patologie, che purtroppo sono veramente le cause più comuni di mortalità.</p>
<p>Un grande passo avanti è stato fatto già qualche anno fa, quando si è fatta la distinzione , su raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tra <strong>colesterolemia totale</strong>, che deve essere <strong>inferiore a 200</strong> e il rapporto <strong>colesterolo totale/HDL</strong>, <strong>non superiore a 5 per gli uomini e a 4,5 per le donne</strong>.</p>
<p>Ci sono poi farmaci, rimedi naturali, interventi chirurgici, che per fortuna salvano la vita a milioni di persone ogni giorno nel mondo, colpite da queste patologie.</p>
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		<title>Il principio di auto-guarigione intrinseco a ciascuno di noi</title>
		<link>http://www.radioterapiaonline.it/il-principio-di-auto-guarigione-intrinseco-a-ciascuno-di-noi/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 15:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>radi2473</dc:creator>
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		<category><![CDATA[autoguarigione]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>

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		<description><![CDATA[A suo modo, al mondo intero, l&#8217;ha spiegato Robin Williams, con la sua interpretazione nel film Patch Adams. In realtà però la pellicola altro non era che il resoconto di una storia reale, quella di Hunter &#8220;Patch&#8221; Adams, medico statunitense che negli anni Settanta introdusse all&#8217;interno della medicina standard una terapia olistica particolare, quella del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="content_content">
<p>A suo modo, al mondo intero, <strong>l&#8217;ha spiegato Robin Williams,</strong> con la sua interpretazione nel film <strong><em>Patch Adams</em></strong>. In realtà però la pellicola altro non era che <strong>il resoconto di una storia reale</strong>, quella di <strong>Hunter &#8220;Patch&#8221; Adams</strong>, medico statunitense che negli anni Settanta introdusse all&#8217;interno della medicina standard <strong>una terapia olistica particolare, quella del sorriso</strong>.</p>
<p>Al di là del caso particolare e se vogliamo un po&#8217; estremista, questa teoria si basa su una convinzione importante, ovvero che <strong>l&#8217;umore e <a title="l'autostima" href="http://www.benesserevillage.it/htm/autostima.php" target="_blank">l&#8217;autostima</a></strong> di una persona influisca in un verso o in un altro nella guarigione da una malattia.</p>
<p>E&#8217; risaputo infatti che <strong>la componente emotiva gioca un ruolo importante</strong> nei malati, anche in quelli gravi. La motivazione a debellare la malattia, il desiderio di uscire vincente da una battaglia contro un male è senza dubbio positivo.</p>
<p>Non a caso la storia della medicina racconta di <strong>casi reali in cui il processo di auto-guarigione funziona</strong>: <em>è il cosiddetto effetto placebo</em>.</p>
<p>Certo, non vale per le malattie serie e gravi, che necessitano di cure e terapie, ma anche in questo caso la giusta motivazione assume un ruolo importante. <strong>Essere convinti di potercela fare</strong> è il primo passo per la guarigione. L&#8217;accettazione e la gestione della malattia è una responsabilità del paziente e in quanto tale influisce sull&#8217;esito.</p>
<p>Ecco perché <strong>è importante non buttarsi mai giù</strong>, indipendentemente dalla malattia della quale si soffre, ma <strong>cercare dentro di sé la forza</strong> di poter andare avanti. Ognuno ha un principio di auto-guarigione insito e nel momento del bisogno è necessario poterlo tirare fuori.</p>
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		<title>RADIOTERAPIA IPOFRAZIONATA (XRT)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>radi2473</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NIHIL SUB SOLE NOVI (Niente di nuovo sotto il sole),direbbe SALOMONE.Tutte le parole sono state dette-così il romanziere ebreo austriaco Josef Roth nel Mercante dei Coralli.In ebraico,però,considerata l’efficacia del termine,DEBARIM,”parole”,significa anche “fatti”. La storia si ripete anche per la nuova organizzazione societaria dell&#8217;AIRO.Il lettore (e siete tantissimi) che si fosse illuso sia pure in piccola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>NIHIL SUB SOLE NOVI (Niente di nuovo sotto il sole),direbbe SALOMONE.Tutte le parole sono state dette-così il romanziere ebreo austriaco Josef Roth nel Mercante dei Coralli.In ebraico,però,considerata l’efficacia del termine,DEBARIM,”parole”,significa anche “fatti”. La storia si ripete anche per la nuova organizzazione societaria dell&#8217;AIRO.Il lettore (e siete tantissimi) che si fosse illuso sia pure in piccola parte sul fatto che il precedente numero del nostro giornale potesse aver generato una qualche replica ai rilievi critici relativi al problema della questione meridionale della oncologia italiana che pure ha prodotto, grazie alla sensibilità dell’amico Mollica in quel di Catanzaro una qualche riflessione sul tema,fa bene a ricredersi.Per quanto riguarda il fronte interno “radioterapico” , a noi più vicino “BUIO PESTO”.Riparte invece il solito teatrino del “Censimento dei Centri”,che finirà col citare ancora una volta anche presidi ormai chiusi da anni o comunque dotazioni tecnologiche comprate e mai messe in funzione.Riparte il patrocinio di un arcaico progetto formativo basato su classiche lezioni frontali itineranti coinvolgendo oltretutto anche centri (Avellino) dove allo stato vige una procedura concorsuale in itinere dai risvolti giuridici riguardo una “singolare metodologia “adottata in tema di assunzioni temporanee di personale medico,in barba tutto questo all’aspetto di “TERZIETA” cui una società scientifica dovrebbe attenersi sia su un piano deontologico che giuridico. Un valido progetto formativo dovrebbe invece sempre partire dalle reali esigenze dei bisogni formativi e “mai” dall’alto (magari giusto per fare qualcosa).E sicuro di interpretare l’ esigenza di molti giovani colleghi mi sento di dire che uno di questi bisogni è rappresentato dalla formazione medica atta a valutare meglio la cosiddetta “EVIDENCE MEDICINE”.Formazione questa molto sentita negli altri paesi europei (Scuola di Rotterdam e USA in testa). Il Congresso Annuale congiunto CARO-COMPT 2007 potrebbe a mio parere aprire la strada anche in Italia per studiare nuove formule organizzative congressuali.Se dovessi trarre una conclusione dall’ottimo lavoro svolto da questo congresso direi che i confini di lavoro dei due maggiori attori della Radioterapia Oncologica e cioè quello dei fisici e dei radioterapisti diventano sempre meno netti e scontati per cui soprattutto nell’uso delle nuove tecnologie e delle nuove metodiche diagnostiche è auspicabile che anche il momento formativo risulti sempre più “congiunto”ai fini di una migliore assicurazione di qualità ,di un migliore controllo del “rischio clinico”,di una migliore declinazione della medicina basata sulla evidenza. Tra le tante e originali relazioni tenute a TORONTO (Ontario) abbiamo scelto quella di J.CAO e allievi del LONDON HEALTH SCIENCES CENTRE ,University of Western Ontario. Il Gliobastoma multiforme (GBM) è il più frequente e uno dei più aggressivi tumori maligni degli adulti.Un recente studio (STUPP et al.NEJM,2005) ha dimostrato un vantaggio in termini di sopravvivenza per una terapia concomitante e adiuvante di chemioterapia con TEMOZOLAMIDE (TMZ) aggiunto ad u ciclo standard di XRT di 60 Gy in trenta frazioni in 6 settimane comparato alla XRT singola. In uno studio riporatato da ROA et al. (JCO 2004) pazienti anziani con GBM trattati con un ciclo di terapia ipofrazionata (40 Gr/15/in tre settimane) dimostra una sopravvivenza similare e un beneficio palliativo del tutto sovrapponibile al ciclo di 6 settimane (sopravvivenza assoluta 5.6 versus 5.1,P=0,57). Presi insieme ,questi trials suggeriscono che la XRT ipofrazionata con TEMOZOLAMIDE concomitante potrebbe essere una ragionevole opzione palliativa nei pazienti anziani. Per valutare l’efficacia di questa strategia,CAO et al. hanno condotto uno studio retrospettivo su pazienti anziani con diagnosi di Glioblastoma Multiforme (GBM) tra il 2000 e il 2006 che eran stati tratati in questo modo presso il loro centro.Gli autori hanno identificato 34 pazienti che ricevettero RXT ipofrazionata più TEMOZOLAMIDE concomitante e adiuvante.Per lo stesso periodo gli stessi identificarono 20 pazienti che ricevettero XRT ipofrazionata da sola con TMZ usato come trattamento di salvataggio in caso di progressione clinica o radiografica. Tra i pazienti XRT+TMZ,la media di età era di 69.1 anni (range 59-81,SD 5,9).,il KPS mediano era di 80 (range 30-100) e 18 su 34 (53%) ricevettero una chirurgia di debulking prima della RT. La sopravvivenza mediana attuariale tra i pazienti XRT+TMZ fu di 5.2 mesi (95% CI,4,5-8.6) praticamente simile a quella riportata da ROA e allievi con la XRT ipofrazionata usata singolarmente. I pazienti trattati sequenzialmenteerano simili su un piano demografico (età media 67.3 8range 60-81,SD 5.1),con mediana di KPS (performance status) 80(range 30-90),14/20 (70%) erano stati preceduti dalla chirurgia di debulking e la sopravvivenza attuariale assoluta era maggiore di 13,4 mesi (95% CI,10.0-19.3). I risultati di CAO et al. Dimostrano che la chemioterapia concomitante con TEMOZOLAMIDE non conferisce un beneficio di sopravvivenza addizionale in questa popolazione anziana e suggerisce che un approccio sequenziale può essere un strategia migliore.</p>
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		<title>TRATTAMENTO VIRTUALE HDR CON CYBERKNIFE NEL CARCINOMA PROSTATICO LOCALIZZATO</title>
		<link>http://www.radioterapiaonline.it/trattamento-virtuale-hdr-con-cyberknife-nel-carcinoma-prostatico-localizzato/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 16:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>radi2473</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cyberknife]]></category>

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		<description><![CDATA[Non bisognava essere “NOSTRADAMUS” per sapere che sarebbe avvenuto lo scandalo della Santa Rita” a Milano.Ed è solamente l’inizio di una serie di casi analoghi.”La medicina è progredita ma molti medici non sanno più cosa sia la sofferenza,la persona che soffre”, sia esso un tumore o una semplice ernia iatale.&#8221;Ho conosciuto la paura dei miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non bisognava essere “NOSTRADAMUS” per sapere che sarebbe avvenuto lo scandalo della Santa Rita” a Milano.Ed è solamente l’inizio di una serie di casi analoghi.”La medicina è progredita ma molti medici non sanno più cosa sia la sofferenza,la persona che soffre”, sia esso un tumore o una semplice <a title="ernia iatale" href="http://www.benesserevillage.it/htm/ernia-iatale.php" target="_blank">ernia iatale</a>.&#8221;Ho conosciuto la paura dei miei ammalati e ora so cosa provava Don Rodrigo…il suo terrore essere gettato ai Monatti&#8221; (Gianni Bonadonna). Pensavo a queste parole del caro vecchio oncologo italiano sui cui libri tutti,chi più chi meno,ci siamo formati prima che le nostre arti (oncologia e radioterapia oncologica) somigliassero sempre di più a delle Holding Finanziarie anziché a delle serie e oneste discipline scientifiche. Lo scandalo di Milano rimette sotto i riflettori non solo quelle parole di Bonadonna ma soprattutto l’annoso problema della applicazione dei cosiddetti “DRG”.Questa metodologia adottata peraltro in molti paesi europei e non classifica tutte le malattie che richiedono interventi medici o chirurgici e rimborsa ai singoli ospedali o cliniche accreditate una determinata cifra,proporzionale alla complessità e quindi al costo dell’intervento.Il ragionamento non farebbe una piega se l’Italia fosse un “PAESE NORMALE”.Ma così non è e qui i paragoni si sprecherebbero.Fatta la legge,trovato l’inganno. Ecco allora la corsa eccessiva in molte regioni (la Lombardia non è certo la prima) ad accreditare strutture private che in pratica possono vivere solo se ottengono una convenzione con il Servizio Sanitario nazionale o in alcuni casi di forte squilibrio pubblico-privato (vedi la radioterapia in Campania),anche senza l’ausilio della stessa.Di questo avremmo preferito si discutesse nei consigli societari e non di tesserine e di password o di candidature improbabili. Ecco allora che affaccendati in simili problemi il “GAP” tecnologico per far fronte alle moderne terapie aumenta giorno per giorno come ci dimostra il recente studio di Donald B.Fuller apparso nel numero di aprile del 2008 del cosiddetto RED JOURNAL ed oggetto di una pubblica comunicazione dell’Autore in quel di San Diego in California. Abbiamo scelto questo lavoro perché ben ci fa capire come i progressi della Radioterapia Oncologica non sono misurabili soltanto in termini di miglioramento della sopravvivenza ma soprattutto nella misura in cui le nuove metodiche rendono più accettabili i trattamenti in termini di compliance medico-paziente,fattore questo che dovrebbe essere determinante nella scelta di presidi terapeutici in centri che sono all’inizio della loro attività. Lo studio si è occupato di valutare prospetticamente il ruolo della Radiochirurgia con CYBERKNIFE per il cancro della prostata a basso rischio o a rischio intermedio e di confrontare tale trattamento con l’uso negli stessi pazienti con BRACHITERAPIA HDR.E’ stato infatti dimostrato che la brachiterapia HDR rappresenta un approccio estremamente efficiente per il trattamento del tumore della prostata,il cui uso è suffragato da sostanziali evidenze cliniche.Tuttavia la necessità di inserire molteplici cateteri nella prostata,nella quale rimangono per l’intera durata del trattamento (1-3 giorni tipicamente) ha fatto si che sia i pazienti sia i medici cercassero alternative meno invasive e più efficienti economicamente. Il trattamento primario veniva effettuato con Radiochirurgia Cyberknife (9,5 Gy*4 frazioni) con distribuzione della dose HDR all’interno della prostata .In pratica in questi pazienti non vi era la necessità di ospedalizzazione o di anestesia sempre indispensabili per la metodica HDR tradizionale. I principali outcomes clinici di questo studio mostrano rapida riduzione dei livelli di PSA (Prostate Specific Antigen) tra i pazienti sei mesi dopo il loro trattamento con minimi effetti collaterali a breve termine. Questi studi preliminari sono incoraggianti e ci fanno ben sperare nella pubblicazione di studi a lungo termine di questi tipi di trattamenti nella ottica sempre più futuribile di un progresso medico più vicino ai veri bisogni del malato e quindi meglio accettato da un “consapevole “ consenso informato così come previsto dall’attuale codice di deontologia medica.</p>
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