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RISULTATI PER LA LETTERA:
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RETTO Tumori del retto: I tumori del colon-retto costituiscono la seconda causa di morte nei 2 sessi, sono tumori molto frequenti, il cui rischio aumenta con l’aumentare dell’età. Oggigiorno però una grossa parte di questi tumori (più del 50%), viene curata con approcci multidisciplinari (chirurgia, chemioterapia e radioterapia). Per quanto concerne il trattamento radioterapico sarà è sempre necessario irradiare i linfonodi presenti, cioè i perirettali, i sigmoidei,e i mesenterici inferiori, irradiati sia precauzionalmente sia perché realmente interessati da cellule neoplastiche. I fattori di rischio sono di carattere ambientale, il cancro del retto è un di tumore diffuso soprattutto nei paesi industrializzati: · una dieta ricca di proteine e grassi animali e povera di fibre e frutta, ne favorisce lo sviluppo · nonché patologie come la retto-colite ulcerosa (RCU), o la poliposi adenomatosa familiare, e la sindrome di Gardner determinano un altissimo rischio di cancro al retto. Il quadro clinico si può manifestare con: · melena: perdita di sangue nelle feci · modificazioni del calibro fecale: per restringimento del lume · mutamenti dell’alvo: sia in senso stiptico che diarroico · senso di evacuazione incompleta e tenesmo: continua stimolo alla defecazione · massa rettale palpabile: il 75% dei tumori del retto si palpano con l’ispezione digito-rettale. · dolore (tardivo): il dolore cronico non è uno dei sintomi più frequenti all’esordio della malattia, mentre si manifesta in uno stadio già avanzato della malattia. Per quanto riguarda l’istologia, la maggior parte di questi tumori (90-95%) sono adenocarcinoma, precisamente: mucinosi, a cellule ad anello con castone e squamosi La diagnosi si esegue con: · l’esame digitorettale (DRE) · proctosigmoidoscopia · biopsia della lesione individuata La stadiazione è fondamentale per capire che tipo di trattamento effettuare, poiché come detto l’approccio risulta miltidisciplinare, dunque chirurgia, chemio e radioterapia. Gli esami utilizzati per fare stadiazione sono: · colonscopia o rettoscopia · TAC o RMN addome pelvi · ecografia trans-rettale · RX torace: non indispensabile se è eseguita una TC total-body · CEA : marcatore specifico dei K intestinali · PET con FDG: svolge un ruolo importante sia nello stading iniziale (l’8% di metastasi epatiche non vengono diagnosticate con altre metodiche), sia nella valutazione della risposta al trattamento integrato radioterapia-chirurgia e sia, nella discriminazione della recidiva dalla fibrosi. Nei pazienti operati e irradiati infatti si crea una fibrosi nella zona pre-sacrale, zona molto a rischio per quanto riguarda le recidive locali. Poiché la fibrosi ha un carattere evolutivo, questa massa nei controlli successivi (a 3 o 6 mesi) può risultare aumentata, potendo mimare una recidiva locale, è compito dunque della PET con FDG, valutare il metabolismo della neoformazione, che sarà assente nel caso del fisiologico fenomeno fibrotico che si viene a creare, o presente nel caso di una recidiva del tumore. Approccio radioterapico pre e post operatorio Fino a qualche anno fa, la radioterapia post-operatoria era uno standard negli Stati Uniti; ma uno studio degli ultimi anni, fatto confrontando radioterapia pre-operatoria e radioterapia post-operatoria ha dimostrato che la post-operatoria è meno efficace e più tossica della pre-operatoria. Nella post-operatoria aumenta il rischio di recidive, poiché dopo un intervento le cellule sono meno ossigenate, per fenomeno cicatrizzale che si attua, dunque meno sensibili alla radioterapia. Inoltre, dopo l’intervento le anse intestinali tendono a scendere nella pelvi e poiché queste risultano essere gli organi critici per questo tipo di irradiazione, aumenta il rischio di tossicità. Per questi motivi specialmente in Europa, è preferita la pre-operatoria rispetto alla post-operatoria. I problemi della radioterapia pre-operatoria sono, però, quelli legati alla stadiazione clinica. Mentre, infatti, in un trattamento post-operatorio si è sicuri dello stadio del paziente, nella pre-operatoria si ha solo una stadiazione clinica, da qui: la necessità di utilizzare più metodiche diagnostiche dalla PET, alla TAC, all’ecografia endoscopica e alla retto-colonscopia. Quindi a parte la problematica “stadiazione”, la pre-operatoria offre solo vantaggi: · c’è una riduzione dell’incidenza di recidive locali e della disseminazione di cellule neoplastiche al momento della chirurgia · c’è la possibilità di ridurre le dimensioni del tessuto da asportare con possibilità di intervento più conservativo, ma si richiedono almeno 6-8 settimane di attesa dopo la fine del trattamento di RT, prima di poter operare, per garantire la diminuzione del volume tumorale · c’è una migliore ossigenazione delle cellule neoplastiche e quindi, a parità di dose, c’è una maggiore efficacia della radioterapia · c’è una minore tossicità a carico delle anse del tenue · il volume da irradiare è generalmente più piccolo, infatti, nella post-operatoria, per far entrare nel campo anche la cicatrice perineale, che è a rischio di recidiva, si allunga il campo aumentando il volume da irradiare. Studi recenti dimostrano che: · la sopravvivenza a 5 anni è abbastanza simile: nella RT pre-operatoria è del 76%, nella post-operatoria è del 74% · la recidiva locale nella pre è del 6%, mentre nella post è del 13% (risultato statisticamente significativo) · la tossicità acuta è del 14% nella pre-operatoria e 24% nella post-operatoria Tecniche radioterapiche La radioterapia si esegue con dose totale di 45-50.4 Gy, sia per la pre che per la post-operatoria; in realtà quando si fa la pre-operatoria alcuni gruppi di pazienti arrivano a 54 Gy sul tumore e frazioni di 1.8 Gy. Un fattore molto importante legato alla radioterapia è la tossicità che può essere: · tossicità enterica, è quella più importante e può portare alla sospensione del trattamento · tossicità ematologica che determina un abbassamento dei globuli bianchi, delle piastrine e ci può essere anemia · la tossicità cutanea si riscontra raramente, perché si utilizzano 3-4 campi, quindi la dose sulla cute è bassa · la tossicità urogenitale è dovuta alla presenza dell’uretra e della vescica nel campo, però gli organi dell’apparato uro-genitale sono abbastanza resistenti Tecnicamente, dovendo utilizzare alte energie (10-20 MeV) è fondamentale utilizzare: · campi multipli (3-4 campi), · schermature personalizzate · la posizione di decubito prono che presenta 2 vantaggi I) mette sotto pressione l’addome spostando le anse intestinali verso l’alto II) la porzione posteriore de tronco è meno mobile dell’addome É preferibile inoltre, che il paziente abbia la vescica piena, per spostare le anse intestinali in alto e favorire quindi la diminuzione di volume di intestino tenue nel campo, a tale proposito può essere utilizzato anche un compressore ipogastrico. Per l’irradiazione si usa la tecnica a 3 campi: · campo postero-anteriore · campo laterale DX · campo laterale SN È inoltre indicata la IORT per: · i tumori localmente avanzati, cioè tumori che il chirurgo non riesce a togliere completamente, dunque si decide una IORT sui residui · tumori non resecabili · recidive neoplastiche, in cui non è ipotizzabile un intero ciclo di radioterapia
 
REPARTO E PERSONALE IN RADIOTERAPIA REPARTO DI RADIOTERAPIA Il Medico Radioterapista è un medico specialista nell'impiego delle radiazioni ionizzanti per la cura di diverse malattie e, principalmente, di quelle neoplastiche. Fa parte del gruppo di specialisti oncologi che si occupano della cura dei tumori. Il radioterapista ha innanzi tutto il compito di giudicare l'indicazione clinica e programmare il trattamento radiante. Ciò implica sia la visita medica del paziente, l'esame della documentazione clinica esistente e spesso l'esecuzione di altre indagini specialistiche. Inoltre, il radioterapista programma i parametri del trattamento in termini di dose, frazionamento e volume corporeo da irradiare e segue clinicamente il paziente durante tutto il decorso del trattamento radiante e successivamente con visite periodiche di controllo. Il Tecnico Radioterapista Si tratta di un tecnico diplomato e esperto nell'impiego degli apparecchi radioterapici; esegue i trattamenti sui pazienti in base alle prescrizioni del medico radioterapista. Si occupa anche delle operazioni di centraggio radiografico delle lesioni da trattare e della realizzazione di schermature in lega per l'esecuzione dei campi di radioterapia sagomati e personalizzati. L'Infermiere L'infermiere diplomato prende cura dei particolari problemi di assistenza del malato sottoposto a radioterapia. Si occupa della diagnostica laboratoristica (ad es. prelievi di sangue per emocromo) e della esecuzione della terapia (chemioterapia durante radioterapia e/o terapia medica di supporto con antiemetici, fattori di crescita ecc.). L'infermiere esegue inoltre medicazioni di pazienti con lesioni cutanee primitive o secondarie a radioterapia. Il Fisico Sanitario E' un laureato esperto sulle caratteristiche fisiche dei diversi tipi di radiazioni e degli apparecchi che le emettono. Si occupa della pianificazione delle modalità di irradiazione e del controllo delle apparecchiature di radioterapia per garantire il corretto funzionamento. Con l'aiuto del tecnico dosimetrista programma il piano di irradiazione di ogni singolo paziente.
 
radiosensibile Si dice di tessuto dell'organismo che possa subire l'azione ionizzante di radiazioni. La condizione di radiosensibilità è influenzata da molti fattori:ossigenazione del tessuto,caratteristiche delle molecole che ne costituiscono le cellule o la sostanza che le compone,momento del ciclo cellulare,ecc.
 
 
 
   
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